19 set 2017

Roma, una discarica sul Tevere vicino al murales di Kentridge, le foto dell'ex ministro Melandri: «Raggi ma è possibile?»

Roma, una discarica sul Tevere vicino al murales di Kentridge, le foto dell'ex ministro Melandri: «Raggi ma è possibile?»: "Un cumulo di rifiuti, sacchi della spazzatura, tende di plastica, lampioni rotti, persino un materasso appoggiato sopra i muraglioni del Tevere. Una discarica a cielo aperto che sorge lungo la banchina, tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto, lì dove l'artista sudafricano William Kentridge a ottobre del 2016 realizzò il murale "Triumphs and Laments".

Trionfi e lamenti. Mai titolo fu più azzeccato: lo sguardo sul Tevere è un eterno conflitto tra luci e ombre. Da una parte la bellezza, dall'altra il degrado.

Degrado sul Tevere di fronte al murale di Kentridge

Già a marzo del 2016 l'opera, che racconta la grandezza di Roma attraverso la sua storia, era stata deturpata dai vandali. Ora a dissacrare quel fregio regalato alla città ci si mette anche l'incuria.
Da una parte il fregio d’acqua che ha ripulito il muraglione e che attira turisti e romani. Sull'altro lato del fiume accampamenti di fortuna e rifiuti.

La grande bruttezza di Roma. A documentarla, con tanto di foto corredate, è l'ex ministro Giovanna Melandri. La presidente della fondazione Maxxi ha postato ieri sul suo profilo twitter una serie di immagini accompagnate dalla didascalia: «Lungotevere sotto Kentridge. Raggi ma è possibile?».  Il post è stato ritwittato decine di volte."


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17 set 2017

Svanisce il "caso" migranti a Lampedusa, il sindaco ringrazia: "Alzare la voce serve" - Giornale di Sicilia

Svanisce il "caso" migranti a Lampedusa, il sindaco ringrazia: "Alzare la voce serve" - Giornale di Sicilia: "PALERMO. Chiudere l’hotspot, anzi no. In ventiquattr'ore svanisce, con tanto di ringraziamenti alle forze dell’ordine, il «caso» Lampedusa. Ieri Totò Martello - neo sindaco dell’isola, ma politico di lungo corso e già a capo dell’amministrazione dal '93 al 2002 - ha fatto sentire la sua voce chiedendo al ministero dell’Interno di chiudere il centro per immigrati di contrada Imbriacola e mettere fine alle incursioni di 180 tunisini, sulla carta ospiti della struttura ma in verità - ha spiegato il sindaco - in giro per strade e bar di Lampedusa, a molestare donne, a rubacchiare nei negozi e a usare i marciapiedi come bagni all’aperto.
Una situazione fuori controllo, a detta del primo cittadino, ma rientrata nel giro di poche ore: «Dopo il clamore mediatico determinato dalle mie dichiarazioni, la situazione a Lampedusa è tornata alla normalità - ha spiegato Martello nel primo pomeriggio -: sono aumentati i controlli sui migranti e il centro di accoglienza ha ripreso le sue funzioni. Purtroppo a volte nel nostro Paese è necessario 'alzare la vocè per ottenere il rispetto dei diritti e delle regole».

Regole che aveva invocato ancora stamane in una lettera aperta, rilanciando dopo il fosco quadro dipinto ieri: «Sapevo che pronunciando queste parole avrei creato un 'casò, che mi sarei attirato critiche e apprezzamenti, sguardi d’indignazione e messaggi di incoraggiamento», ultimo in ordine di tempo il sostegno del senatore di FI Maurizio Gasparri. «Ma era l’unico modo - ha osservato il sessantenne Martello, con un passato nel Pci - per accendere i riflettori su quello che da alcune settimane sta avvenendo nell’isola», ritenuta luogo d’accoglienza tanto che molte personalità ne hanno caldeggiato la candidatura a Nobel per la pace.

MIGRANTI
Lampedusa, il sindaco: io scomodo perchè chiedo il rispetto delle regole
Nel primo pomeriggio di oggi Lampedusa - nelle parole del suo sindaco - sembra tutta un’altra isola rispetto a quella sorta di terra di nessuno dipinta il giorno prima da Martello, che in una nota ringrazia «le forze dell’ordine e le istituzioni per il loro impegno che, ne sono certo, d’ora in avanti resterà costante». Poi afferma che non intende alimentare altre polemiche, «né commentare prese di posizione da parte di chi cerca solo di ritagliarsi piccoli spazi di visibilità: il mio unico interesse è il bene di Lampedusa e dei lampedusani.

LA POLEMICA
Migranti a Lampedusa, il sindaco: "Noi vittime di molestie e furti" Scontro con Nicolini: "Fa terrorismo"
I veleni e gli insulti non mi intimidiscono e non mi fanno paura», ed è difficile non leggere nelle sue parole una risposta all’ex sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, che ieri aveva accusato Martello di «fare terrorismo. Basterebbe controllare il numero delle denunce presentate ai carabinieri: a me risulta solo un furto da un negozio di frutta e verdura, inoltre l’isola è piena di turisti».
Il fruttivendolo di cui parla Nicolini, raccontano nell’isola, non ama che i clienti - specie gli squattrinati che arrivano per mare con addosso solo i vestiti - tocchino i prodotti esposti, e qualche giorno fa due ragazzini egiziani sarebbero stati allontanati bruscamente solo per aver messo gli occhi su una cesta di olive da tavola.
Intanto, anche oggi si è registrato uno sbarco di 135 migranti, giunti a Messina su una nave della Marina militare, dopo i 1.200 soccorsi tra giovedì e venerdì. Secondo i dati del Viminale, nei primi 15 giorni di settembre sono arrivati 1.414 migranti, ai quali vanno aggiunti i 135 di oggi; il dato mensile più basso del 2017, che ha avuto il suo picco a giugno con 23.526 arrivi."


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Globalist | La guerra sporca del sindaco Martello

Globalist | La guerra sporca del sindaco Martello: "Leggo con sgomento le dichiarazioni allucinanti del sindaco Totò Martello sulla situazione a Lampedusa. «I bar sono pieni di tunisini che si ubriacano e molestano le donne. Ricevo decine di messaggi di turisti impauriti, gli albergatori, i commercianti e i ristoratori subiscono quotidianamente, non ce la fanno più».

Sono appena tornata dall’isola, dove trascorro ogni anno le mie vacanze. Rispetto al passato l’unica novità è l’aumento dei turisti, molti dei quali sono affezionati all’isola e ci tornano ogni anno. Per qualcuno i turisti sono persino troppi e non sempre rispettosi dell’ambiente.

Ma Martello parla d’altro. Non escludo che possa esserci stato qualche caso di furto (come ovunque), ma dove sono i tunisini che si ubriacano nei bar e molestano le donne? I turisti che si lamentano, gli albergatori, che non hanno mai fatto tanti soldi come quest’anno, i negozianti…. Invece io ho visto più africani neri che tunisini, giovani che lavorano nei bar, come camerieri e non ubriachi.

Forse io sono stata su un’altra isola o Totò Martello è stato convertito da Salvini, ma francamente trovo una descrizione indegna quella che fa della sua isola e se vuole attenzione da parte delle istituzioni, non mi sembra questa la strada giusta. Se l’obiettivo è ottenere soldi, senza l’hot spot che vuole chiudere, ne arriveranno anche meno. E i turisti di fronte a queste descrizioni allarmanti saranno tenuti lontani da Lampedusa, nuocendo all’economia dell’isola. Un disastro.

I lampedusani rimpiangeranno la sindaca Giusi Nicolini che con la sua umanità aveva posto l’isola al centro dell’attenzione mondiale.

Chi va a Lampedusa non si è mai scandalizzato per la presenza di migranti, nemmeno nei periodi in cui sbarcavano direttamente sulla spiaggia dell’isola dei conigli e il centro di prima accoglienza era stracolmo fino all’inverosimile.

Così come la solidarietà manifestata dagli abitanti difficilmente si riscontra in altre parti d’Italia. Mi ricordo il racconto di due pescatori che il 3 ottobre del 2013, quando centinaia di migranti morirono in mare (366 i corpi ritrovati), erano riusciti a salvare una ragazza eritrea. Tra tanti corpi ormai privi di vita avevano visto alzarsi una mano, era la sua, e loro l’avevano salvata e volevano tenerla a Lampedusa, ma la burocrazia l’aveva impedito.

Uno di loro è poi riuscito ad avere in affido un ragazzo senegalese. Questa è umanità.

Questa è la ricchezza di Lampedusa che il sindaco invece vuole buttare a mare."

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15 set 2017

Tangenti e protesi, le intercettazioni: "Pazienti come cavie" - Cronaca - ilgiorno.it

Tangenti e protesi, le intercettazioni: "Pazienti come cavie" - Cronaca - ilgiorno.it: " "Devi dirgli a questi qua della Ceraver che devono cambiare lo strumentario... fa c... addirittura quando metti la protesi... lo scudo del femore... non hai neanche i fori... va bene tutto, va bene essere bravi, va bene avere l’occhio però fa c... eh". Questo ammetteva, in un colloquio intercettato dai finanzieri, il chirurgo Marco Valadè al collega Fabio Bestetti.

I due ortopedici sapevano che le protesi acquistate dalla società italiana appartenente a una multinazionale francese non erano all’altezza, ma le usavano lo stesso. E cercavano di perfezionare la tecnica proprio durante gli interventi chirurgici usando come «cavie» i pazienti. "Ho preso un soggetto... detto tra noi, tra me e te... che poteva farmi anche da cavia... nel senso uno che non ha esigenze particolari... gli metteremo anche l’altro ginocchio... comunque è andato via benissimo", dice Valadè a Marco Camnasio della Ceraver. E con spregiudicatezza, utilizzando protesi Ceraver anche su pazienti che avevano già protesi di una concorrente: "Calcola che le due mono hanno dentro già tutte e due una Z. però una mi posso permettere di mettere la tua perchè è una signora anziana... vado tranquillo... è una bella magrettina quindi non possiamo toppare".

Addirittura Valadè usa una di queste protesi anche per sua zia: "Però non si possono fare ste figure... eh... la totale... mia zia oltretutto... te l’ho detto anche, vieni te - dice a Camnasio - speriamo che non si spacchi perchè... guarda... ho dovuto fare dei lavori cinesi con la sega... sembra sia andata bene... speriamo bene!". A loro interessava solo ottenere, in cambio, il "disturbo", come chiamavano il prezzo della corruzione. Riferendosi a Denis Panico, agente di zona per Ceraver, che in brianzolo ribattezzano "sboron", Valadè e Bestetti dicono che "quando c’è da ungere, sa ungere... il disturbo". Altrimenti chiamata anche "la michetta".

Nel giugno 2014 Valadè dice a Camnasio: "Io punto di mettertene come minimo come minimo almeno sei/otto al mese, capito? Vabbè non sarebbe male, almeno per iniziare". Quando iniziano i problemi (Bestetti riferisce a Camnasio che un collega "mi ha detto ti romperò i c... per non fartela mettere più una roba del genere perchè non ti faccio più proteggere dal Policlinico" e che "è venuto fuori un pieno"), i due chirurghi si chiedono "ma perchè tu non le vuoi più montare? "Ma invece ne approfittano per chiedere un aumento dei loro vantaggi patrimoniali ("più è brutta la situazione, più è alto il disturbo").

Anche se sapevano benissimo di rischiare grosso. "Camnasio, per me lo arrestano",  dice scherzando Bestetti. E Valadè risponde: «Eh, se arrestano lui, noi andiamo nei c...". Comunque si fanno pagare cene al ristorante esclusivo Unico di Milano e al Cent Pertigh di Carate Brianza. Vanno in Costa Azzurra con le mogli tre giorni in un "albergo, praticamente si chiama sulle rocce rosse... c’è piscina interna che poi esce sull’esterno... la terrazza dove si fanno le cene romantiche". Valadè si fà pagare l’aereo per la sua "amica" argentina, che propone a Denis Panico per l’assunzione mandandogli il curriculum.

Camnasio e Panico fanno invece più fatica a "tirare dentro" ai loro "affari" Claudio Manzini, responsabile del reparto di ortopedia e traumatologia degli Istituti Clinici Zucchi. Nei mesi tra marzo e giugno 2015 Camnasio convince Manzini ad usare protesi Ceraver. Prima parla con un suo collaboratore, che gli rammenta che il professore impianta protesi di un’altra marca. "Domani la cena la paga Ceraver e se vuole l’ambulatorio lavora con Ceraver, se no non ce l’ha l’ambulatorio". Poi personalmente con il chirurgo. "Ecco però dottor Manzini, io ho bisogno che lei parta adesso... le chiedo di partire adesso con le Ceraver... posso venire settimana prossima a parlarle di questo?" ricevendo come risposta un "Si, va bene".

Manzini mette anche a disposizione alcuni suoi collaboratori per reclutare i pazienti da operare negli ambulatori: "Poi ci dovremmo fare un... qualche cosettina qua in zona..." e quando Camnasio gli offre "la zona di Como" perchè lì è "messo bene" e "non la vuole nessuno", Manzini risponde: "eh... possiamo fare... qualcuno dei miei...". Il professore non si tira indietro neanche per prescrivere ai suoi pazienti gli integratori che fanno parte dello stesso sistema, ma nel pre o post intervento. E per i pagamenti dei proventi della presunta corruzione manda Camnasio addirittura a casa sua: "Marco, io non ci sono a casa a quest’ora... passa a casa che ci sarà mia moglie sicuramente... dai tutto a mia moglie". O addirittura alla clinica Zucchi dove i due si incontrano davanti alla sala operatoria per la consegna di "un paio di documenti"."


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14 set 2017

Arrestati 21 medici e imprenditori: "Corruzione e associazione per delinquere"

Arrestati 21 medici e imprenditori: "Corruzione e associazione per delinquere": "“Associazione per delinquere, corruzione e falso ideologico in atti pubblici”. Sono queste le accuse, pesantissime, alle quali devono rispondere ventuno persone - imprenditori, rappresentanti, medici di base e chirurghi - raggiunte da un’ordinanza di misura cautelare firmata dal Gip di Monza. 

A convincere il giudice per le indagini preliminari a far scattare le manette sono state le indagini della guardia di finanza di Milano, che hanno portato alla luce - spiega la stessa Gdf - “un articolato meccanismo corruttivo” e “condotte illecite poste in essere nel settore sanitario” che vedevano protagonisti proprio gli indagati. 

Soldi e regali in cambio delle protesi
Nei guai sono finiti i rappresentanti della Ceraver, nota società produttrice di protesi - sarebbero stati proprio loro a ideare il meccanismo corruttivo -, diversi chirurghi specialisti in ortopedia e impiegati in strutture sanitarie private accreditate con il sistema sanitario nazionale e medici di base anche loro convenzionati con il sistema sanitario. 

Secondo quanto riferito dagli stessi finanzieri, i medici avrebbero ricevuto soldi e regali da parte dei rappresentanti dell'azienda in cambio delle forniture di protesi, decidendo - parole degli investigatori - di “aumentare gli utili” della multinazionale “anche a discapito della salute pubblica”, in cambio di regali e soldi. 

Medici arrestati e indagati: chi sono
In carcere sono finiti gli ortopedici brianzoli Fabio Bestetti, Claudio Manzini e Marco Valadè, assieme al promoter di Ceraver Marco Camnasio - considerato il vero ‘dominus’ del meccanismo criminoso . e Denis Panico, responsabile commerciale della multinazionale. 

Arresti domiciliari, invece, per altri ortopedici e medici di base, nove in totale: Filippo Cardillo di Boltiere, Fabio Peretti di Ispra, Francesco Alberti di Fasdinovo, Carmine Naccari Carlizzi, Michele Massaro e Andrea Pagani - tutti e tre di Milano -, Paolo Ghiggio di Ivrea, Davide Cantù di Lecco e Lorenzo Panico di Salerno. 

Altri sei camici bianchi sono indagati a piede libero e sospesi dalla professione: si tratta di Michele Bonanomi di Merate, Marco Mandelli di Dalmine e Francesco Mangiardo di Cologno al Serio, Stefano Rosino di Varese, Olga Franchini di Lecco e Aniello Iannaccone di Capiago Intimiano. Obbligo di dimora, invece, per Ivano Caracciolo di Bologna.

Tangenti per le protesi al Policlinico di Monza
Punto centrale del meccanismo di corruzione era - stando alle indagini - il Policlinico di Monza. 

I manager Ceraver, secondo gli investigatori, si adoperavano per incentivare i chirurghi dell’ospedale - e di altre strutture “vicine” - a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese - prodotti per altro di qualità inferiore rispetto ad altri sul mercato -, pagando a ogni chirurgo una cifra variabile tra gli ottanta e i cento euro. 

Ai medici di base - hanno ricostruito i finanzieri - spettava il compito di identificare i pazienti da operare e da “indirizzare” proprio negli ospedali “amici”. "

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